PER I GIOVANI

CENTRI PER L’IMPIEGO

Liguria

Sezione Circ. per l’Impiego
Via N.Lamboglia, 13
18039
Ventimiglia (Imperia)
Tel. 018-4254822

D.R.L. di Genova
Piazza Piccapietra, 83/4
16121
Genova
Tel. 010-590529

Sezione Circ. Impiego
Via argine Sinistro, 172
18100
Imperia
Tel. 018-73299669

Basilicata

D.R.L. di Potenza
Via due Torri, 3
85100
Potenza
Tel. 097-134221

Trentino Alto Adige

Provincia Autonoma di Trento
Agenzia Lavoro Centro Orientamento
Via Guardini, 75
38100
Trento
Tel. 046-1496008

Ripartizione 19 lavoro
Via Leonardo da Vinci, 7
39100
Bolzano
tel. 047-1992700

Campania

Agenzia per l’Impiego
Via Amerigo Vespucci, 172
84142
Napoli
Tel. 081-597322

D.P:L. di Salerno
Corso Garibaldi, 5
84100
Salerno
Tel. 089-253777

D.P.L di Salerno
Corso Vitt. Emuele, 94
84100
Salerno
Tel. 089-225155

Molise

D.P.L. di Campobasso
Piazza Molise
86100
Campobasso
Tel. 087-466449

Umbria

D.R.L.di Perugia
Largo Cacciatori delle Alpi, 8
06121
Perugia
Tel. 075-5733941

Emilia Romagna

D.R.L. di Bologna
Largo caduti del lavoro, 6
40122
Bologna
Tel. 051-7520157

Veneto

Sezione Circoscrizionale per l’Impiego
Via Preite, 4
37016
Garda (Verona)
Tel. 045-7256677

D.R.L. di Venezia
Campo Widmann
5419
Cannaraggio (Venezia)
Venezia
Tel. 041-5238077

Toscana

D.R.L. di Firenze
Viale Matteotti, 60
50136
Firenze
Tel. 055-580257

Puglia

D.P.L. di Taranto
Piazza Dante, 33
74100
Taranto
Tel. 099-7353557

D.R.L. di Bari
Via Fabio Filzi, 18
70100
Bari
Tel. 080-5558319

Piemonte

Agenzia per l’Impiego
Via Arcivescovado, 9 c
10121
Torino
Tel. 011-5613222

D.P.L. di Torino
Via Gioberti, 16
10118
Torino
Tel. 011-5170001

D.R.L. di Torino
Via Cernaia, 13
10100
Torino
Tel. 011-545156

Sardegna

D.P.L. di Cagliari
Via Tigellio, 3
09123
Cagliari
Tel. 070-660453

Sicilia

Agenzia Regionale per l’Impiego
Via Imperatore Federico, 70
90100
Palermo
Tel. 091-6960545

Lazio

D.P.L. di Roma
Via Cesare de Lollis, 12
00185
Roma
Tel. 06-74487306

Agenzia per l’Impiego
Vicolo D’Aste, 12
00159
Roma
Tel. 06-46835061

D.G. Impiego Div. VII
Via Flavia, 6
00100
Roma
06-46832446

Lombardia

Agenzia per l’Impiego
Viale Lepetit, 8
20124
Milano
Tel. 02-66984631

Abruzzo

Sezione Circoscrizionale Per l’Impiego dell’Aquila
via Arco dei Francesi, 6
67100
L’Aquila
Tel. 086-225081

 

L’80% dei giovani trova lavoro
grazie a amicizie e laurea giusta

Metà dei figli di professionisti e dirigenti conclude l’università
contro il 10 e 7% dei figli di negozianti e operai
L’80% dei giovani trova lavoro
grazie a amicizie e laurea giusta

 
di MAURIZIO RICCI
 

Trovo Silvano sul telefonino a Londra, dove è andato per lavoro. Figlio di laureati in legge, Silvano ha sempre voluto diventare ingegnere. Maturità scientifica nel 1992, laurea con 110 e lode nel ’99, è partito subito militare ed ha cominciato a lavorare, il giorno del congedo, per una società internazionale di consulenza. Sponsorizzato dall’azienda, ma a sue spese, ha fatto un master alla Bocconi e poi in America. Oggi, a 31 anni, è dipendente a pieno titolo e guadagna intorno a 70 mila euro l’anno, un po’ meno di 3 mila euro, nette, al mese.

Flavio, invece, lo trovo sul telefono fisso di casa, quella dei genitori. Né papà né mamma hanno finito l’università: uno gestiva una piccola azienda di pubblicità, l’altra lavora alle dogane. Maturità scientifica nel ’95, laurea in Scienza delle comunicazioni, con 108, nel 2002: “sembrava il mestiere del futuro” dice. Invece, in tre anni, è riuscito a collezionare solo qualche “contratto a progetto”. “Futuro zero, per quanto tu possa essere bravo: al padrone interessa il progetto, non tu”. In tutto, ha lavorato per dieci mesi, sommando tre o quattro contratti, mai più lunghi di tre mesi. Adesso, a 28 anni, spera di aver centrato un contratto un po’ più lungo, da settembre, con la Regione: 8-9 mesi, 30 ore di lavoro al mese, per uno stipendio di 5-600 euro.

Sono due storie ai due estremi dell’onda di laureati che, anno dopo anno, l’università riversa nel calderone della società. Una, probabilmente, più esemplare dell’altra. Silvano è al top e sa di esserlo. “Attenzione – avverte – io non sono un benchmark”, una pietra di paragone: “bene come a me è andata a pochissimi, anche fra i miei compagni di università”.

Flavio, invece, quando si guarda intorno, si trova tutt’altro che solo. “Molti dei miei compagni – dice – dopo la laurea hanno lasciato perdere e sono tornati, ad esempio, in negozio dai genitori”. O lo hanno aperto, come Lucia: figlia di impiegati, a 32 anni, dopo la lunga gestazione di una laurea in Scienza delle comunicazioni, alla fine sta per prenderla, ma solo per aprire un negozio di prodotti naturali. Sullo sfondo di queste storie, l’annuncio che tre quarti dei nuovi laureati sono anche i primi laureati delle loro famiglie dice, forse, della società italiana, un po’ meno di quello che sembra.

Aver finito l’università, naturalmente, conta: la divisione fra laureati e non laureati è uno dei grandi spartiacque sociali. “La laurea – sottolinea Maurizio Pisati, che insegna sociologia a Milano – fa fare il grande salto. L’analisi degli ultimi venti anni dimostra che il famoso “pezzo di carta” ha ancora intatto il suo valore”.

Non è un salto uguale per tutti. I dati di Pisati mostrano che, ad approfittare del rigonfiamento delle iscrizioni all’università, sono stati in massa anzitutto i borghesi, i figli di imprenditori, dirigenti, professionisti e, via via decrescendo, i figli di impiegati, di commercianti, di operai. Non in numeri assoluti, certo: figli e figlie di commercianti e operai sono enormemente aumentati all’università. Ma in proporzione alla classe d’origine. Per dirla con i sociologi, in termini di opportunità.

Un figlio della borghesia ha il 50 per cento di possibilità di laurearsi, un figlio di impiegati il 30, di commercianti il 10, di operai il 7-8 per cento. Rispetto a 100 anni fa, quando il 20 per cento dei borghesi e lo 0 per cento degli operai si laureava, la forbice delle opportunità non si è ristretta, si è allargata. “Il grande volano di disuguaglianza – secondo Pisati – comunque è la scuola fatta prima. Dei nati negli anni ’70, partono in 100 alle elementari, ne arrivano all’università 31. Dentro ci sono tutti i figli della borghesia, ma, per gli altri, in quote decrescenti”.

Una volta dentro, tuttavia, la laurea è un grande passaporto, anzitutto per il mondo del lavoro. Di cui fruiscono tutti. L’Istat ci informa che tre quarti dei laureati del 2001, aveva un lavoro nel 2004. Ma quale lavoro? Ecco un’altra divisione: non tutte le lauree sono uguali.

Poco più di metà dei laureati, infatti, ha trovato un posto fisso. E, qui, le differenze sono evidenti. Fra i laureati in lettere che hanno trovato un lavoro, neanche un terzo ha un contratto a tempo indeterminato. La percentuale sale al 34 per cento per gli psicologi, al 50 per cento per quelli che hanno fatto Scienze politiche. Ma è fra i due terzi e i quattro quinti per i laureati in ingegneria, in scienze, in medicina, in architettura, in economia, in legge. In più, non è il lavoro a cui pensavano: metà dei laureati in scienze umanistiche e sociali, al contrario dei loro colleghi delle altre facoltà, fa un lavoro per cui non occorreva avere la laurea. Si sono accontentati di quello che hanno trovato. Le storie di Silvano, di Flavio, di Lucia si specchiano nei dati dell’Istat.

E’ difficile cogliere questi dubbi, nell’eccitazione che, la sera della tesi, celebra, davanti alla famiglia allargata, in salotto o al ristorante, il primo laureato di casa. E, d’altra parte, non c’era bisogno di aspettare l’Istat, per sapere che, sul mercato, ingegneria vale più di lettere. Ma le carte erano segnate, prima ancora di uscire dal mazzo?

Secondo i dati raccolti da Pisati, è al top della scala sociale che, più facilmente, si scelgono i corsi, per così dire, a più alto valore aggiunto: ingegneria, medicina, legge o una materia scientifica. Lettere sta a metà, mentre le lauree a impostazione politico-sociale sono favorite nella metà più bassa della scala. L’unica sorpresa è Economia, assai ambita dalla piccola borghesia dei commercianti.

Secondo Benedetto Vertecchi, che insegna pedagogia a Roma, c’è un altro indicatore indiretto: il grande afflusso all’università, numericamente sostenuto dalle classi meno favorite, ha gonfiato certe facoltà piuttosto che altre. “Se gli iscritti a Musica e Spettacolo – osserva – sono dieci volte il totale degli iscritti a tutti i corsi scientifici, qualcosa non funziona”.

Sono le facoltà che meno richiedono frequenza, senza i vincoli dei laboratori e che, dunque, consentono un impegno più irregolare, lasciano spazio ad un lavoro, esigono un minor investimento personale e familiare. Complessivamente, infatti, la nostra è una università con oltre l’80 per cento di fuori corso e il 70 per cento di studenti impegnati, sia pure saltuariamente, in qualche lavoro. Vertecchi definisce queste facoltà “la via povera agli studi”, nel senso del suo costo, ma anche del suo risultato. Da questo punto di vista, sostiene, “la selezione sociale, che si era indebolita negli anni ’70 e ’80, si ripresenta a partire dagli anni ’90”.

Ad alimentarla, c’è anche il progressivo svuotamento, riforma dopo riforma, dei canali istituzionali dell’istruzione. “Quanto meno sostanzioso l’apporto degli studi secondari, tanto più importante diventa quella seconda scuola che è la famiglia”. Quell’antica divisione di casta che, una volta, segnava chi aveva fatto il liceo classico e chi no, si ripresenta sotto una nuova forma. Il nodo è sempre quello di allargare la cultura di base, moltiplicare il tasso di esperienze, allenare la capacità di interpretare e inquadrare situazioni nuove, avere il tempo e la possibilità di imparare anche quello che non serve subito.

In una scuola indebolita, questa funzione oggi, secondo Vertecchi, ricade sulle famiglie: le lingue, i viaggi, gli studi all’estero che, oggi, solo il 10 per cento degli studenti italiani compie, tutto ciò che è cultura non scolastica. Dai libri di casa all’esperienza, sia pure occasionale, di un concerto che non sia solo quello di un cantante rock. “Arricchire il profilo” dicono gli studiosi di pedagogia. Tutto questo, di cui i più sono “drammaticamente sprovvisti”, infatti, alla lunga, dopo la laurea, secondo Vertecchi, si incassa: “gli studi internazionali mostrano che una cultura che crea solo competenze specifiche ha un tempo relativamente breve, quello delle specifiche competenze”. “Poi entra in gioco la capacità di adattamento, di risolvere problemi, di interpretare testi, di affrontare situazioni sconosciute”.

La cultura di base, la laurea, possibilmente quella “giusta”, e la famiglia “giusta”. Ma a sgelare il ricambio sociale non c’è anche l’intraprendenza individuale, la somma delle success story dei singoli che sono stati capaci di aprirsi la loro strada? Be’, in verità, poco. Se sul tasso di mobilità sociale, cioè di allargamento delle classi superiori, da una generazione all’altra, molti sono pronti a discutere, sulle possibilità di promozione personale del singolo, i dubbi sono pochi: a livello generale, l’Italia è uno dei paesi meno meritocratici d’Occidente.

“La differenza con gli altri paesi, quando si guarda alle carriere, è drammatica” dice il sociologo Antonio Schizzerotto. “Merito? Iniziativa individuale? All’estero, il 50 per cento dei giovani trova lavoro grazie al network di amici, parenti, conoscenti. Il resto ci riesce da solo. In Italia, è questa rete di sostegno a catapultare nel mondo del lavoro l’80 per cento dei giovani” sottolinea Giuseppe Roma, direttore generale del Censis. “E, quando entrano, si fermano”. L’italiano entra in un ufficio o in una fabbrica in una casella (spesso mediamente più elevata di quella che sarebbe all’estero) e poi si muove, al massimo. una casella più su. “Il 90 per cento dei laureati – dice Schizzerotto – comincia e finisce come impiegato di concetto”.

Il sociologo Ivano Bison ha studiato le carriere degli italiani. Dieci anni dopo l’ingresso nel mondo del lavoro, l’85 per cento degli impiegati è ancora impiegato e l’80 per cento degli operai è rimasto operaio: solo il 10 per cento è riuscito a diventare impiegato. Meno di un quarto degli operai non qualificati ha raggiunto la casella di operaio qualificato. In totale, due terzi degli intervistati, dieci anni dopo stanno esattamente al punto in cui avevano iniziato. Progressi? Zero: fra i nati dopo la guerra e quelli nati negli anni ’70 nulla sembra cambiato.
SCUSATE SE E’ POCO !

BANDO DI CONCORSO
PER L’ASSEGNAZIONE DI CONTRIBUTI A GIOVANI PER LA REALIZZAZIONE  DI IDEE INNOVATIVE :
“GIOVANI IDEE CAMBIANO L’ITALIA”

  1. Descrizione dell’iniziativa

Il concorso “Giovani idee cambiano l’Italia” è  promosso e coordinato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri –  Dipartimento per le politiche giovanili e le attività sportive (che di seguito viene denominato “Dipartimento”) ed ha lo scopo di promuovere e sostenere nei prossimi anni, attraverso l’erogazione di contributi per la realizzazione di progetti innovativi, la capacità progettuale e creativa dei giovani.
Nell’ambito di tale iniziativa, il presente bando intende finanziare le migliori idee progettuali riguardanti le seguenti aree tematiche:
a) innovazione tecnologica;
b) utilità sociale e impegno civile;
c) sviluppo sostenibile;
d) gestione di servizi urbani e territoriali per la qualità della vita dei
    giovani.
In particolare gli obiettivi specifici delle aree tematiche ammissibili sono i seguenti:
  a) innovazione tecnologica:
Obiettivo di quest’area tematica è contribuire  al rilancio di una cultura orientata alla scienza e alla  tecnologia, con specifico riferimento allo sviluppo di software innovativi. Saranno quindi ammesse in questo ambito le invenzioni di processo e di comunicazione (e-content), che costituiscano soluzioni innovative di problemi individuali o collettivi.
b) utilità sociale e impegno civile;
Obiettivo di quest’area è premiare la creatività giovanile applicata ad obiettivi di solidarietà, volontariato, servizio alle comunità locali e impegno civile.
c) Sviluppo sostenibile;
Obiettivo di quest’area tematica è sostenere l’ideazione di soluzioni innovative che consentano di ridurre le pressioni sull’ambiente, anche con riferimento alla valorizzazione del patrimonio culturale e ambientale.
d) gestione di servizi urbani e territoriali per la qualità della vita dei giovani.
Obiettivo di quest’area è quello di premiare idee progettuali “di giovani per migliorare la vita dei giovani”. Tale area raccoglie progetti che contribuiscano a risolvere problemi comuni ai giovani, come l’accesso alla casa, al credito, alle risorse per la formazione, alla conciliazione dei tempi di lavoro con i tempi della vita.

2. Partecipanti

Possono presentare le proposte progettuali i giovani cittadini italiani che, alla data di scadenza del bando, hanno un’età compresa fra i 18 e i 35 anni, organizzati in gruppi di lavoro informali composti da un minimo di quattro giovani. Ciascun componente del gruppo informale può partecipare alla presentazione di una sola domanda di candidatura. Non possono partecipare associazioni, enti, organizzazioni comunque denominate aziende già formalmente costituite. Sono richiesti ai partecipanti i requisiti richiesti dalla legge per l’ammissione ai contributi pubblici,  godimento dei diritti civili e politici e assenza di condanne penali.

3. Termini e Modalita’ di presentazione della domanda di candidatura
Il gruppo informale che presenta la proposta progettuale dovrà descrivere e motivare la proposta stessa,  dettagliare le modalità d’implementazione, le spese stimate necessarie e le relative fonti di finanziamento, utilizzando l’allegata domanda di candidatura che costituisce parte integrante e sostanziale del presente bando-concorso (allegato 1) ; potranno essere aggiunti, se necessario, sintetici elaborati tecnici. Il bando e la domanda di candidatura sono scaricabili dal sito
www.governo.it.  Nella domanda di candidatura dovrà, fra l’altro, essere indicato il valore complessivo del progetto, che comunque non dovrà superare il valore omnicomprensivo di euro 50.000; il contributo richiesto al Dipartimento non dovrà essere superiore al valore complessivo di euro 35.000.
La domanda di candidatura e gli eventuali elaborati dovranno pervenire in un plico chiuso, indirizzato al Dipartimento per le politiche giovanili e le attività sportive – Via della Mercede 9 – 00187 Roma, esclusivamente a mezzo lettera raccomandata A/R,  entro il giorno 16 aprile 2007 (data prorogata in seguito alla rettifica pubblicata sulla G.U.-Serie Speciale- Concorsi n. 7 del 23.01.2007) ; farà fede la data del timbro di arrivo e non quella di spedizione, pena l’esclusione. Il plico dovrà essere controfirmato sui lembi di chiusura dal rappresentante del gruppo informale, vi dovranno essere indicati il mittente (nome del gruppo, indirizzo, telefono, e-mail), e la dicitura: NON APRIRE – Concorso “Giovani idee cambiano  l’Italia”.

4. Valutazione e Contributi
Sarà istituita una Commissione che valuterà le proposte progettuali, secondo quanto più specificatamente riportato nel modello di domanda di candidatura, sulla base dei seguenti criteri:

CRITERI DI VALUTAZIONE                                       

PUNTEGGIO  MASSIMO

a.  caratteristiche del gruppo informale e localizzazione del progetto

10

b.   qualità dell’idea progettuale

80

c.   fattibitlita’

45

d.   innovatività dell’idea progettuale

35

e    risultati attesi

30

  TOTALE                           

200

La Commissione, qualora necessario, si riserva la possibilità di acquisire ulteriori elementi informativi dai gruppi informali partecipanti
Sono a disposizione del presente concorso 2.000.000 di euro, impegnati a valere sul Fondo nazionale per  le politiche giovanili.
I fondi saranno assegnati sulla base dei seguenti criteri prioritari:
a) ai primi cinque progetti, determinati sulla base dei criteri di valutazione di cui alla   tabella precedente, per ciascuna delle aree tematiche previste al punto 1; 
b) agli ulteriori progetti, fino a esaurimento dei fondi stanziati, determinati sulla base dei criteri di valutazione di cui alla tabella precedente, indipendentemente dalla tipologia di area tematica prescelta.
A parità di punteggio ottenuto, prevarrà comunque il gruppo informale che per primo ha presentato la domanda di candidatura.
Non saranno in ogni caso finanziati i progetti che abbiano ricevuto un punteggio complessivo inferiore a 110/200.
Nel caso in cui l’ammontare dei contributi concessi sia inferiore al valore dei fondi a disposizione, l’importo rimanente potrà essere destinato al concorso successivo.
Il contributo verrà assegnato in due tranche: una prima tranche a titolo di anticipo, pari al 50% del totale, e dietro presentazione di apposita fideiussione bancaria o polizza fideiussoria assicurativa; il restante 50% verrà erogato a saldo, in seguito alla presentazione della relazione delle attività correttamente realizzate, alla verifica da parte del Dipartimento ed al controllo contabile della documentazione giustificativa delle spese effettivamente sostenute.
  
5. Tempi di esecuzione delle attivita’
I gruppi di giovani, i cui progetti saranno ammessi a contributo, dovranno costituirsi formalmente in associazione, società, cooperativa sociale, scegliendo la forma più idonea per la realizzazione e gestione dell’idea progettuale. L’organizzazione dovrà essere costituita dai medesimi giovani che hanno presentato la proposta.
Con l’organizzazione così costituita il Dipartimento stipulerà un’apposita convenzione che disciplinerà termini, condizioni e modalità  di esecuzione e rendicontazione delle attività.
Prima della sottoscrizione della convenzione potrà essere richiesta ai gruppi informali aggiudicatari, da parte del Dipartimento, ulteriore documentazione tecnica o amministrativa; il Dipartimento metterà  a disposizione degli stessi il supporto necessario al fine di facilitare la fase di avvio progettuale.   
I gruppi informali vincitori avranno a disposizione fino a dodici mesi per la realizzazione  dei progetti finanziati. L’inizio delle attività è da intendersi dalla data di sottoscrizione della convenzione. I progetti dovranno avere uno svolgimento continuativo, non essendo ammessa alcuna interruzione temporale.
Entro i due mesi successivi alla fine del periodo di realizzazione delle attività, l’organizzazione formalmente costituita dovrà presentare una relazione finale compilata in apposito modulo contenente la descrizione delle attività realizzate, nonché una rendicontazione delle spese effettivamente sostenute. La determinazione e il versamento del saldo verranno effettuati dopo l’esame e l’annullamento dei documenti giustificativi di spesa. Tutte le spese  sostenute con l’utilizzo del contributo concesso nel periodo di realizzazione del progetto dovranno essere attestate da idonei documenti giustificativi di spesa (libri contabili, fatture, ricevute fiscali, quietanze di pagamento, ecc). Il contributo concesso dal Dipartimento non può coprire le spese sostenute per l’acquisto di beni durevoli, per i quali sono invece ammissibili le spese di leasing ed affitto.
Nel caso in cui, a consuntivo, il totale delle spese ammissibili sostenute risulti inferiore al contributo concesso, e la realizzazione del progetto preveda anche il ricorso a un cofinanziamento, la misura del contributo verrà proporzionalmente ridotta.

PER I GIOVANIultima modifica: 2008-04-29T16:15:00+02:00da lucalcini
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