INFORMAZIONI UTILI

Milano la più ricca d’Italia, Crotone la più povera
Continua ad aumentare il divario Nord-Sud


ROMA – Milano e Crotone, la più ricca e la più povera d’Italia secondo l’indagine condotta dal centro Studi Unioncamere con l’Istituto Tagliacarne sulle città e le regioni italiane.

Con un reddito pro capite di 20.717 euro il capoluogo lombardo resta saldo in testa alla classifica delle città dove le disponibilità economiche sono maggiori, due volte superiori rispetto alla città calabrese, che da qualche anno mantiene l’ultimo posto. Ma il dato che risalta di più è che le dieci province dai redditi più alti sono tutte al Nord e le ultime dieci tutte al Sud. Milano, Biella, Bologna e Modena (tutte sopra ai 20.500 euro) occupano le prime posizioni della classifica per reddito pro capite. Agli ultimi posti della graduatoria si posizionano Foggia, Caltanissetta, Caserta e Crotone, con valori pari o inferiori ai 10.500 euro annui. Unioncamere ha analizzato la situazione nel 2004. Rispetto al 2003, si evidenzia il cambiamento di posizione di Ravenna, che retrocede, rimpiazzata da Alessandria, salita dal 21° al 9° posto.

“Sta aumentando fortemente il divario tra Nord e Sud e ad essere maggiormente penalizzate – dice il presidente di Unioncamere, Andrea Mondello – sono le famiglie, soprattutto quelle numerose”. Un nucleo con molti componenti nel Mezzogiorno può contare su un reddito annuo di quasi 40 punti inferiore a quello di una famiglia numerosa del Centro-Nord. “Sono necessari – dice Mondello – interventi a sostegno delle famiglie: in termini di politiche fiscali, sociali e del lavoro”.

Nel 2005, la ricchezza complessiva delle famiglie italiane era di 8.054 miliardi di euro, pari a poco più di 341mila euro per famiglia. La quota maggiore di questo patrimonio era nelle tasche delle famiglie lombarde (il 20,5% del totale, pari a 1.652
miliardi di euro). Subito dopo le famiglie del Veneto, dell’Emilia Romagna, del Lazio e del Piemonte. Cinque regioni che da sole concentrano quasi il 60% dell’intero patrimonio nazionale. Al top per patrimonio medio per famiglia c’è la Val D’Aosta – con 461mila euro. In fondo alla classifica ancora la Calabria, con 185mila euro. A metà, il Lazio, dove una famiglia ha un patrimonio medio di 357.268 euro.
Insomma, quelli che se la passano peggio sono i nuclei familiari di cinque o più componenti che vivono al Centro-Sud, con redditi di oltre il 60% in meno rispetto a quelli di famiglie del Centro-Nord. “Una più equa distribuzione della ricchezza – conclude Mondello – comporterebbe un rafforzamento di quella crescita economica che oggi cominciamo a cogliere nel nostro Paese”.

dati dicembre 2007

 

L’INTELLIGENZA 

Oggi vi diamo la possibilità di fermarvi e pensare;

Io lavoro a circa 45 km dalla mia abitazione, ebbene, ho provato ad andare in automobile per un mese, certo è più comodo, ma ho speso circa 300 €. Si sà l’aumento costante della benzina e del gasolio mi hanno indotto a cambiare strategia.

Il mese successivo feci l’abbonamento mensile per arrivare al mio posto di lavoro con il TRENO, meno comodità certo, ma sapete per lo stesso chilometraggio quanto costa il sopraindicato abbonamento ? 54,50 €.

Fatti presto i conti c’è un risparmio di quasi 250 € al mese solo per andare a lavorare, a me non sembra poco, quindi consiglio a chi ancora non ha provato, di farlo e di calcolare il risparmio.

Partiamo da queste cose e piano piano se ne aggiungeranno altre, l’Italia è un Paese oramai tra i più poveri delle Nazioni Uniti e dovremo essere noi stessi ad essere più intelligenti per poter avere in tasca qualche euro in più.

PIETRO ARMANI – PEZZI D’ITALIA (scrittore) 

 

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Consiglio Letterario 

Pronunciare il fatidico “SI” costa il 40% in più. 27.000 Euro, rispetto il 2001!

Anche se la scelta del mese in cui sposarsi e le credenze popolari hanno parecchio da dire, il periodo dei «fiori di arancio» sta per arrivare.

Finalmente vi sposate la data è decisa! Pronunciare ad alta voce il fatidico sì è prendere coscienza e accettare ad alta voce delle regole, in maniera inequivocabile l’impegno di trascorrere il resto della vita accanto alla persona amata.

Il matrimonio, nonostante i profondi cambiamenti che ci sono stati nella vita sociale, conserva sempre il suo fascino.
Ma per evitare cattive sorprese, prima di tutto, è importante richiedere i preventivi necessari e fare due conti per capire se la cifra che avete a disposizione è bastevole e su questa regolate le vostre necessità.

Il costo di un matrimonio dipende da molti fattori, e per questo varia a seconda dell’impronta che si vuole dare al grande evento. Sicuramente nella realizzazione di un matrimonio si parte necessariamente dalla disponibilità economiche della coppia e dei loro familiari.
Per farsi un idea di quanto può costare un classico matrimonio, che prevede circa un centinaio di invitati, Federconsumatori ha calcolato le principali voci di spesa necessarie. Come si evidenzia dalla tabella la spesa più consistente riguarda il pranzo nuziale che rispetto al 2001 ( 7.500) ha subito una variazione del 33% (10.000).

Una cerimonia ben fatta, niente di esagerato, un matrimonio nella norma un ottimo pranzo , un bel vestito può costare circa € 27.000 il 40% in più rispetto il 2001, è quanto emerge da una indagine realizzata dall’osservatorio nazionale dell’associazione.

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 Salari italiani: un reddito annuo tra i più bassi d’Europa d’ Europa e un onere fiscale tra i più alti

Lo stipendio medio di un italiano è tra i più bassi d’Europa: come certifica l’Ocse, con poco più di 1.000 euro al mese il salario netto di un lavoratore italiano senza carichi di famiglia è fissato a circa 19.861 dollari annui (circa 13.000 euro al cambio attuale) ben dietro la media Ue a 15 (26.400 dollari) e superiore solo a quelli di un lavoratore portoghese (17.184 dollari). In compenso sulla situazione dei lavoratori pesa il cuneo fiscale: L’Italia si trova al sesto posto con il 45% di prelievo fiscale.

I SALARI NEL MONDO:

REDDITO NETTO ANNUO IN $ USA ( si considera il salario medio di un lavoratore senza figli, a parità di potere di acquisto):

-Corea: 37.488.mila euro annue
-Gran Bretagna: 37.299.
-Svizzera: 34.136.
-Lussemburgo: 33.726.
-Giappone: 33.189.
-Norvegia: 32.513.
-Stati Uniti d’America: 31.053.
-Australia: 30.775.
-Austria: 29.144.
-Olanda: 29.008.
-Germania: 28.435.
-Islanda: 27.429.
-Irlanda: 26.720.
-Svezia: 26.647.
-Canada: 26.531.
-Grecia: 25.572.
-Francia: 25.555.
-Finlandia: 25.525.
-Belgio: 25.425.
-Danimarca: 24.205.
-Nuova Zelanda: 22.783.
-Spagna: 22.207.
-ITALIA: 19.861.
-Portogallo: 17.184.
-Repubblica Ceca: 13.485.
-Turchia: 11.572.
-Polonia: 11.350.
-Slovacchia: 11.198.
-Messico: 9.968.
-Ungheria: 9.822.

-MEDIA OCSE: 24.660.
-MEDIA UE-15: 26.434.

ONERE FISCALE (in %):

-Belgio: 55,5.
-Ungheria: 54,4.
-Germania: 52,2.
-Francia: 49,2.
-Austria: 48,5.
-ITALIA: 45,9.
-Svezia: 45,4.
-Olanda: 44,0.
-Finlandia: 43,7.
-Repubblica Ceca: 42,9.
-Polonia: 42,8.
-Turchia: 42,7.
-Grecia: 42,3.
-Danimarca: 41,3.
-Spagna: 38,9.
-Slovacchia: 38,5.
-Lussemburgo:37,5.
-Norvegia: 37,5.
-Portogallo: 37,4.
-Gran Bretagna: 34,1.
-Canada: 31,3.
-Stati Uniti d’America: 30,0.
-Svizzera: 29,6.
-Islanda: 28,3.
-Giappone: 29,3.
-Australia: 27,7.
-Irlanda: 22,3.
-NUova Zelanda: 21,5.
-Corea: 19,6%.
-Messico: 15,3.

Prezzi, Coldiretti: «carne alle stelle, rincari fino al 400%»

Il Codacons: «sulle tavole consumi di carne ridotti fino al 7%. Serve tagliare la filiera!

«Gli incrementi di prezzo registrati nell’ultimo periodo nel settore carni – afferma il Presidente Codacons, Carlo Rienzi – e che superano il 10% solo per il pollame, hanno determinato una sostanziale modifica delle abitudini alimentari degli italiani i quali, di fronte ai rincari, hanno tagliato i consumi».

«Così – prosegue Rienzi – diminuisce dalle tavole delle famiglie la carne bovina (-4%), suina (-7%) e pollame (-6,5%). E’ indispensabile punire le speculazioni che determinano forti rincari dagli allevamenti agli scaffali dei supermercati, e riportare i prezzi della carne a livelli più accettabili. Per consentire alle famiglie di non far mancare la classica fettina dalle proprie tavole – conclude il Presidente Codacons – la prima mossa è senza dubbio tagliare la filiera, causa di ricarichi sui prezzi vertiginosi e del tutto ingiustificati»

 

«A rischio la produzione dei prosciutti certificati Dop»

L’aumento dei costi di produzione, il crollo dei ricavi e l’incessante incremento dei prodotti d’importazione hanno esasperato i suinicoltori italiani, da qui la decisione di bloccare l’emissione delle certificazioni che consentono alle carni di qualità d’essere avviate alla trasformazione in prodotti tutelati.

Nel sottolineare la gravità della situazione economica di uno tra i comparti trainanti della produzione zootecnica italiana, Confagricoltura rimarca l’assoluta necessità di dar corso – unitamente agli altri momenti della filiera produttiva – ad iniziative in grado di sostenere una tra le attività che meglio è riuscita negli anni a valorizzare il «made in italy» nel mondo.

L’iniziativa, che rischia di provocare la scomparsa dalle tavole – e non solo da quelle degli italiani – dei prosciutti certificati DOP, discende dall’insostenibile livello raggiunto dal compenso riconosciuto agli allevatori. Compenso che non copre ormai più da tempo – denuncia Confagricoltura – i costi produttivi fortemente condizionati dai rincari dei prodotti per l’alimentazione e da quelli energetici.

Confagricoltura rimarca quindi che opererà a sostegno dell’azione dei produttori, affinché si possa giungere a risolvere una situazione il cui ulteriore aggravarsi potrebbe, per la mancanza di materia prima, mettere a rischio la tenuta dell’intero sistema delle produzioni di qualità.

Mucca pazza: per Confagricoltura controlli affidabili e nessun pericolo

«Il sistema dei controlli è assolutamente affidabile. Le nostre carni sono sottoposte a verifiche severe e puntuali» è questo il commento della Confagricoltura alla notizia dei due decessi in Spagna per il morbo di Creutzfeld-Jacob.

«I consumatori, dunque – continua Confagricoltura – possono stare tranquilli perché dal 2000, in Italia come nel resto d’Europa, esistono misure di prevenzione ed un’attività di sorveglianza su tutta la catena alimentare zootecnica che garantisce in maniera assoluta le carni dai rischi di Bse.»

«Nuovi allarmi alimentari, in un momento già difficile come quello di questi giorni – aggiunge Confagricoltura – disorientano il consumatore e provocano danni pesantissimi sull’intero comparto.»

INFORMAZIONI UTILIultima modifica: 2008-04-20T14:00:00+02:00da lucalcini
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