AUMENTO PREZZI IN ITALIA

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FRUTTA E ORTAGGI

 

Secondo le stime della Cia, gli aumenti oscilleranno da un minimo del 20% fino ad un massimo del 45%. Gli aumenti per gli ortaggi sarebbero nell’ordine del 2-5% per i prezzi alla produzione, e arriverebbero al 20-30% nella vendita al dettaglio. Se le temperature dovessero perdurare attorno allo zero ancora per giorni, i danni sarebbero ancora più ingenti, soprattutto per quanto riguarda la frutta e i rincari conseguenti arriverebbero addirittura fino al 45%.

Non concorda invece la Confesercenti, associazione delle imprese del commercio, turismo, servizi e artigianato, la quale ritiene siano ipotesi azzardate e allarmistiche. Il consigio della Confersercenti è quello di adeguarci e tenere conto delle stagionalità dei prodotti agricoli.
Le associazioni dei consumatori sono comunque in preallarme rincaro: «Metteremo subito in allarme il garante dei prezzi con relativi controlli – hanno osservato Federconsumatori e Adusbef – Per quanto ci riguarda non c’è nessuna giustificazione per i rincari: la Cia non aiuti inconsapevolmente la filiera ortofrutticola ad aumentare i prezzi». Per Elio Lannutti, presidente di Adusbef, «ci troviamo ancora di fronte a speculazioni seriali di tutta quella filiera che dal campo alla tavola arriva a quadruplicare i prezzi». L’unica possibilità per fronteggiare questi rincari, secondo Lannutti, è «quella di inserire nei cartelli il prezzo all’origine e al consumo, una proposta non rivoluzionaria e già operativa in Paesi come la Francia». Iniziativa che la Coldiretti cerca di portare avanti strenuamente.

 
Di fronte alle trappole del mercato, per fare acquisti di qualità al giusto prezzo la Coldiretti ha elaborato un vademecum per la frutta e verdura che consiglia di verificare l’origine nazionale per essere sicuri della stagionalità, di preferire le produzioni locali che non essendo soggette a lunghi tempi di trasporto garantiscono maggiore freschezza, privilegiare gli acquisti diretti dagli agricoltori, nei mercati e nei punti vendita specializzati anche della grande distribuzione dove è più facile individuare l’origine e la genuinità dei prodotti. Inoltre vale la pena approfittare, quando è possibile fare spostamenti, dell’apertura dei mercati all’ingrosso ai privati cittadini, prevista dalla legge in orari determinati, consente risparmi con acquisti a collo (cassetta o altro) e di usufruire degli eventuali “saldi last-minute”.

Secondo i dati di Istat-Unioncamere, l’Italia dei prezzi è spaccata in due: il Nord è il più caro, con il primato di Venezia, seguita da Aosta, Genova e Trieste, mentre il Sud è più conveniente con differenze che arrivano a toccare il 30%. Le città meno care d’Italia sono Bari e Napoli.

AUMENTO PREZZI IN ITALIAultima modifica: 2008-04-12T14:30:00+02:00da lucalcini
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