STATISTICHE PREZZI

 PREZZI : aumenti e statistiche

 

Al via il numero verde per il monitoraggio di prezzi e tariffe

La Legge Finanziaria 2008 (L. 244/07) ha previsto l’istituzione del Garante per la sorveglianza dei prezzi (“Mister Prezzi”), assegnando agli Uffici Prezzi delle Camere di Commercio la funzione di ricevere le segnalazioni e verificare le dinamiche dei prezzi di beni e servizi praticati ai consumatori.

A questo proposito, è attivo dal 25 febbraio 2008 il numero verde unico (gratuito da rete fissa e mobile) 800 955959, al quale i consumatori potranno comunicare, dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 15, tutte le segnalazioni in materia di prezzi e tariffe.

Le segnalazioni verranno raccolte e inviate all’Ufficio prezzi della Camera di Commercio di Teramo, per essere oggetto di verifica da parte del Tavolo di Analisi appositamente costituito dall’Ente Camerale e verranno comunicate al Garante per la sorveglianza dei prezzi.
Il Garante riferirà a sua volta le segnalazioni ricevute al Ministero dello Sviluppo economico per i provvedimenti di competenza

 

 

Benzina: aumenta la forbice dei prezzi industriali con Stati Ue +5,3 centesimi

 

Il differenziale con il resto d’Europa si riporta così sui massimi dell’anno e sui livelli dell’estate scorsa

Continua a correre il divario tra i prezzi industriali della benzina in Italia e quelli medi dell’Europa a 25, portandosi a +5,3 centesimi al litro. La forbice con il resto d’Ue si riporta così sui massimi dell’anno e sui livelli dell’estate scorsa quando ad agosto, nel pieno dell’esodo estivo, l’andamento del differenziale fece scattare un allarme che vide scendere in campo il Governo, convocando i petrolieri. Divario ai massimi da agosto scorso – secondo gli ultimi dati del Ministero per lo sviluppo economico, anche nel confronto con i soli 13 paesi di Eurolandia: 5,2 centesimi in più, anche in questo caso sui massimi dall’estate.

I DATI – Secondo gli ultimi dati del Ministero per lo sviluppo economico – aggiornati alla settimana scorsa – il differenziale tra i prezzi industriali italiani e quelli con il resto dell’Europa a 25 mostra così una ulteriore accelerazione. In aumento anche lo «scarto» con le medie europee per il diesel che registra un +4,7 centesimi nei confronti dei 25 Stati partner dell’Ue (esclusi Romania e Bulgaria) e di 4,3 centesimi con quelli della sola area euro. Nonostante il divario sul diesel registri un andamento più moderato rispetto a quello della benzina, per il gasolio auto l’Italia continua comunque a mantenere il primato del caro-pieno: i prezzi al consumo del carburante si attestano infatti ai massimi di Eurolandia con una quotazione – quella media registrata dal Ministero – di 1,290 euro al litro. Un livello quello dei distributori italiani sorpassato nell’intera Europa a 25 solo dalla Gran Bretagna con una media di 1,494 euro al litro. Per quanto riguarda invece il confronto tra i prezzi al consumo della benzina in Italia e quelli del resto del vecchio continente, la penisola con una media di 1,362 euro al litro registra conti tra i più salati. È superata infatti, nel caro pieno dell’Europa a 25 solo da Gran Bretagna, Portogallo, Olanda e Belgio.

-L’incremento del differenziale del prezzo della benzina in italia rispetto all’Europa «negli ultimi giorni è ripartito ed è di nuovo tornata ad allargarsi la forbice». Lo riconosce il ministro dello sviluppo economico, Pier Luigi Bersani, nel question time in aula alla Camera. «Abbiamo avvisato le compagnie petrolifere che, in presenza di un andamento di questo genere siamo intenzionate a convocarle. Stiamo osservando la prossima settimana se questo andamento si conferma o meno». Analoga situazione, ha aggiunto il ministro, avviene per il gasolio.

 

Fondi ancora in rosso nel 2008

Continua ancora ad inizio 2008 la caduta dei Fondi come forma di investimento.

Tra le categorie di prodotti, i dati provvisori indicano una netta ripresa solo dei Fondi di Liquidità (+886 milioni). Tale risultato positivo non riesce però a compensare i deflussi di tutte le altre categorie di Fondi.

Dopo il negativo record del 2007 continua anche nel 2008 il rosso dei Fondi comuni. Gennaio ha visto infatti la raccolta registrare un risultato negativo pari a 19,3 miliardi di euro.

In particolare, secondo Assogestioni, i fondi Italiani hanno segnato deflussi per 8,8 miliardi, quelli Roundtrip per 7,8 e quelli Esteri per 2,7 miliardi. L’analisi dei dati per tipologia giuridica evidenzia un rallentamento dei deflussi per i Fondi Riservati -88 milioni di euro e un ritorno in territorio negativo dei Fondi Hedge -7 milioni di euro. I deflussi più consistenti sono quelli registrati dai Fondi Aperti, che perdono oltre 19 miliardi di euro.

Tra le categorie di prodotti, i dati provvisori indicano una netta ripresa dei Fondi di Liquidità con +886 milioni. Questo unico risultato positivo però non basta a compensare i deflussi dalle altre categorie: Fondi Azionari (-9,7 miliardi), Fondi Obbligazionari (-6,3 miliardi), Fondi Flessibili (-2,5 miliardi), Fondi Bilanciati (-1,8 miliardi) e Hedge Fund (-7 milioni).

 

Aumento prezzi alimentari: frutta e verdura +30%

La situazione sembra tornata alla normalità per quanto riguarda i trasporti ma non sembrano essere regolari i prezzi dei prodotti che negli ultimi giorni sono stati presi d’assalto dagli scaffali di supermercati e negozi e si tratta soprattutto di frutta e verdura.

Da una rilevazione effettuata sulla piazza romana sui prezzi di merci di origini locali con una disponibilità ridotta del 50%, sono emersi cospicui rincari delle insalate: la romana e la cappuccina da 1,30 – 1,40 euro al chilo sono passate a 1,70-1,80 euro. La zucchina verde, il cui prezzo al chilo oscillava tra 1,20 e 1,30 � arrivata a 1,80, 2,00 euro. Il cavolfiore bianco da 0,70 euro è passato a 0,80 euro al chilo, mentre il cavolfiore romanesco è aumentato da 0,80 euro a 1,00 euro al kg. Stabili i prezzi di spinaci 0,80 euro/kg e bietole 0,70 euro/kg, come quelli di mele, pere e arance, mentre è stato alto il rincaro delle clementine calabresi con +30%.

Secondo segnalazioni della Coldiretti gli aumenti dei prezzi hanno sfiorato anche il 100%, in una nota dell’associazione si legge infatti che “Sono stati rilevati aumenti fino al 100% rispetto a giorni scorsi in molte città a dimostrazione che la carenza delle forniture provocata dallo sciopero dei Tir rischia di favorire accaparramenti e speculazioni con rincari anomali dei prezzi che potrebbero avere effetti negativi sull’inflazione che ha già visto salire la frutta del 4,7% a novembre rispetto all’anno precedente secondo l’Istat”.

Record inflazione a dicembre con +2,6%

L’inflazione sulla scia del caro petrolio e degli aumenti dei prodotti alimentari, in particolare di pane e pasta, è salita nel mese di dicembre 2007 del 2,6% toccando il valore record mai raggiunto dl 2003.

Secondo stime dell’Istat i prezzi al consumo sono saliti del 2,6% su base annua e questo è il massimo valore mai toccato in Italia dall’ottobre 2003. Nel mese di novembre era già stato toccato il +2,4%, quindi su base mensile i prezzi di dicembre avanzano dello 0,3%.

Considerando nel dettaglio i prodotti che hanno subito un maggiore aumento di prezzo sono quelli energetici e quelli alimentari, con un picco del 15,4% annuo per il gasolio e del 12,3% per il pane. Questo dimostra quanto il tanto temuto aumento dei prezzi si sta verificando nel nostro paese anche se i dati dell’inflazione media annua nel 2007 mostrano un rallentamento dal 2,1% del 2006 all’1,8%, la percentuale più bassa dal 1999.

Ma l’inflazione ha ripreso a crescere in tutta Eurolandia e non solo in Italia.

A dicembre le stime di Eurostat registrano una pausa al 3,1% tendenziale sullo stesso livello di novembre, che comunque è un dato ben lontano dal target del 2% fissato dalla Bce. Il dato sui prezzi al consumo in Spagna a dicembre ha fatto registrare un balzo in avanti del 4,3% annuo, ai massimi da 10 anni.

L’inflazione è in forte crescita anche in Svizzera, dove a dicembre i prezzi al consumo avanzano del 2%, al ritmo più veloce dal 1995.

In Italia a dicembre il comparto energetico ha fatto registrare un aumento congiunturale dell’1,1% e tendenziale del 6,5%, con la benzina a fare da traino con il +1,5% mensile e +11,6% annuale assieme al gasolio mentre luce e gas registrano un calo su base annua dell’1%. Nel settore alimentare che è ilcomparto che spinge in su l’aumento dei prezzi pane e cereali registrano un incremento annuo congiunto del 7,5%, col pane a +12,35 e la pasta a +8,4%.

Per il 2008 si prevede crisi nel mercato immobiliare

Compravendite immobiliari sempre più in calo, richieste mutui sempre in discesa e tempi di vendita che salgono fino a otto mesi a Milano. Conseguenza nuove costruzioni in discesa. Gli indicatori del mattone volgono al peggio, e in molte situazioni i prezzi cominciano a calare. La fine del più lungo boom del dopoguerra è realtà.Sono almeno tre o quattro anni che da più parti s’invoca la crisi del mattone come una correzione necessaria alle follie del mercato immobiliare dell’ultimo decennio. Il primo a sollevare il problema fu il prestigioso settimanale inglese L’Economist che, un paio d’anni dopo aver tessuto le lodi dell’economia immobiliare per aver ‘salvato il mondo’ da una recessione dopo lo sboom della new economy, si accorse per tempo dei pericoli insiti in una risalita senza freni dei prezzi. Una medicina che aveva sì alimentato la crescita economica ma che ora poteva tramutarsi nel suo esatto contrario, una droga che poteva portare alla rovina.Negli Stati Uniti la correzione sia dei prezzi che del numero di transazioni è già cominciata, abbastanza bruscamente come avviene di solito in quel paese, un anno fa e da allora le Borse mondiali e l’economia del globo sono entrate in fibrillazione. La crisi dei mutui subprime non è altro che la miccia che ha fatto detonare la polveriera e creato pericoli per la crescita economica internazionale.

Guardando però agli altri mercati, soprattutto europei, non sembrava che la crisi immobiliare Usa e l’effetto subprime avesse sortito effetti di rilevo. I prezzi delle case del Vecchio Continente sembravano allegramente fregarsene di quanto stava accadendo in America. Qualche apprensione era venuta dalla Spagna all’inizio del 2007, dove improvvisamente avevano preso delle batoste in Borsa molte società di costruzione e immobiliari. La spiegazione che era stata offerta per questa ‘anomalia’ spagnola stava nel fatto che l’economia di quel paese è molto connessa al boom delle costruzioni, molto più di qualunque altra.

Ultimamente, però, i segnali della fine del boom sono arrivati, in maniera inequivocabile, anche dall’Italia. I dati retrospettivi diffusi ancora qualche giorno fa avevano ancora una volta gettato una cortina fumogena sull’intera vicenda: i valori immobiliari del primo semestre 2007 sembravano ancora, mediamente, in salita. Ma è proprio la media a ingannare. A un’analisi più attenta si poteva vedere che ci sono città, aree, segmenti immobiliari già in sofferenza. A Firenze e a Cagliari, secondo i dati elaborati da Toscano, davanti alla crescita c’è già un segno meno.

Se poi si passa a un’analisi per segmenti, come fa la società di consulenza Scenari Immobiliari, si nota che a resistere finora, sul fronte dei prezzi, sono state soltanto le aree più centrali delle grandi città. «Nei medi capoluoghi dice il direttore Mario Breglia il mercato è a crescita piatta da un paio di anni, a dimostrazione di un equilibrio tra domanda e offerta. Il numero di scambi non è aumentato. In tante città (basti pensare a Modena, Piacenza, Vercelli, Udine…) c’è una valida alternativa nei comuni esterni, dove i prezzi delle case sono più bassi che in città e c’è grande offerta».

Nei piccoli centri è invece già in atto una tendenza alla riduzione dei prezzi: «Qui dice Breglia sono attese riduzioni dei valori anche nel corso del 2008 (e la tendenza già si nota in questo fine anno). Ma perché accade questo fenomeno? Intanto qui si concentrano le nuove realizzazioni ed i costruttori, pur di vendere in fretta, sono disponibili a ridurre le quotazioni. Inoltre, qui c’è anche la domanda che più ha bisogno di un mutuo per comprare e allora i tempi di vendita si allungano e per chiudere una compravendita è necessario ridurre il prezzo richiesto».

Resistono, come si è detto, i prezzi delle aree più centrali e pregiate delle grandi città. Chi ha un immobile che oltrepassa il valore di 800 mila un milione di euro è in un mercato diverso, che tende a rimanere stabile. Chi vende un pezzo pregiato resiste sul prezzo, preferisce arroccarsi e attendere più tempo, ma non svende, anche perché non ne quasi mai bisogno. Ma anche in questo segmento, che potremmo definire ‘alto di gamma’, secondo gli operatori ci sarà qualche limatura nei prossimi mesi. «In generale dice Luca Dondi, economista di Nomista esperto di mercato immobiliare già dalla fine di quest’anno vedremo i prezzi in sia pure leggera discesa e tale trend continuerà anche nel 2008».

Il fatto è che tutti gli indicatori del settore immobiliare sono contemporaneamente rivolti al brutto e indicano una direzione di marcia già segnata. La gente chiede meno mutui (anche perché sono più cari), compra meno case (e la riduzione nel 2007 sarà di circa il 3,5 per cento), aspetta più tempo per portare a termine una transazione (a Milano si arriva ad attendere in media otto mesi).

La correzione del mercato, dopo un boom durato dieci anni, è salutata come un fatto positivo da molti. Per una questione tecnica, prima di tutto. Perché anche nelle Borse ogni tanto esistono le correzioni più o meno profonde che consentono agli operatori di riposizionarsi: impossibile, del resto, pensare a un boom infinito. Ma anche per un fatto sistemico: la Banca centrale europea, a partire dallo scorso anno aveva più volte segnalato la necessità di un’inversione di marcia. Oltre certi limiti di prezzo il settore immobiliare si trasforma da motore dell’economia in forza che drena risorse e danneggia il ciclo virtuoso della produzione e dei consumi.

Dunque benvenuta, correzione. Ma adesso tra gli addetti al settore circola un po’ di paura. La domanda è la seguente: quanto sarà profonda questa correzione? Sarà un atterraggio morbido o duro? In genere gli operatori sperano in un soft landing, cioè in un’inversione del ciclo da positivo a negativo in maniera morbida, in modo che tutti abbiano modo di riposizionarsi sul mercato senza gravi perdite.

Ma il mattone è adesso a un bivio. «Se i tassi d’interesse dovessero continuare ad aumentare dice Lorenzo Bellicini dell’istituto di ricerca Cresme temo che ciò avrebbe effetti gravissimi sul settore delle costruzioni. Non bisogna infatti dimenticare che ben il 40 per cento delle compravendite totali è alimentato dall’onda delle nuove costruzioni. Ciò vuol dire che, se dovessero ancora aumentare i tassi, i costruttori entrerebbero in gravi difficoltà. Già le nuove costruzioni attese per il 2008 sono circa 326 mila, contro le 333 mila del 2007».

Gli economisti come Luca Dondi temono effetti negativi a catena sull’economia italiana se la crisi immobiliare diventasse profonda: «Il peso sul Pil di questo settore è passato dal 5 al 5,7 per cento dal 1999 al 2006, generando anche molti nuovi posti di lavoro. Una forte crisi del settore si ripercuoterebbe su tutta l’economia italiana».

Anche per la benzina, il cui mercato è stato liberalizzato, si segnalano ancora aumenti abbastanza consistenti.

STATISTICHE PREZZIultima modifica: 2008-04-08T19:50:00+02:00da lucalcini
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